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dal mio blog su Linkiesta
Una delle migliori campagne che ho visto di recente l’ha realizzata un’agenzia per il lavoro tedesca. Il claim scelto è “la vita è troppo breve per fare il lavoro sbagliato”. Per il resto non c’è bisogno di commenti, le immagini parlano da sole.

La capacità di scrivere con efficacia per la Rete è sempre più importante: internet va acquisendo un ruolo crescente come strumento di diffusione di idee e di opinioni. Ecco quattro consigli per rendere i tuoi testi a prova di web
dal mio blog su Linkiesta
Ieri il mio amico Matteo mi ha inviato un articolo per una rivista web, era molto interessante, ma era scritto come se dovesse essere pubblicato su un quotidiano. Per la Rete non era adatto: fin dal primo sguardo il testo appariva compatto e denso e scoraggiava la lettura.
La scrittura per il web, infatti ha delle specificità che la differenziano da quella della carta stampata e che è importante conoscere nel momento in cui si comincia a scrivere, che si tratti del post di un blog o di un articolo per un magazine on line.
Gli ho quindi inviato alcuni consigli semplici e pratici che possono facilitare la lettura di testi sul web e che possono essere utili anche a te per migliorare la leggibilità dei tuoi testi.
Ieri un amico mi ha cercato chiedendomi qualche consiglio per affrontare un discorso pubblico di fronte ad una platea ampia. La sua preoccupazione principale era l’ansia. Gli ho risposto proponendogli alcuni consigli che potrebbero essere utili anche a te quando ti trovi ad affrontare una situazione simile.
L’ansia è una normale componente dell’attività pubblica: qualsiasi persona che salga su un podio o su un palco per parlare o recitare di fronte ad altri ce l’ha.
E meno male, perchè l’ansia è fondamentale: è come un campanello che ti ricorda che stai per fare qualcosa di importante: se non ce l’avessi non daresti a quell’azione la giusta importanza e magari faresti una pessima figura.
Un’altra cosa da non dimenticare è che l’ansia ce l’hanno tutti: un amico attore mi raccontava di un suo anziano ed affermato collega (non rivelo il nome, ma molto probabilmente lo conosci): calcava le scene da cinquant’anni eppure prima di salire sul palcoscenico era tanto agitato che per calmarsi doveva bere un “cicchetto” di whisky.
Ora io non ti consiglio di fare altrettanto, anzi te lo sconsiglio.
Ma ci sono quattro elementi che ti possono aiutare a superare l’ansia e a fare un’ottima impressione (a te stesso e agli altri):
Alfredo, Alessandro e Andrea sono tre fratelli gemelli che vivono a San Vito Chietino, un piccolo comune della costa abruzzese. Hanno aperto sotto casa un negozio di cartucce per stampante e – nonostante vivano in un centro di soli 5mila abitanti – riescono ad essere fra i leader in Italia nel settore.
In questo video raccontano come fanno.
Perché racconto la loro storia? Leggi il seguito di questo post »
Siamo abituati a vede annunci pubblicitari in televisione, sui giornali, nei cartelloni stradali e sulle pensiline degli autobus.
Siamo meno abituati a vedere l’annuncio uscire dai luoghi abituali del circuito mediatico per occupare spazi nuovi e insoliti. È questa la prima ragione del successo dello street marketing, una forma di comunicazione particolarmente efficace proprio perché riesce a rompere gli schemi della consuetudine e catturare l’attenzione.
Lo street marketing colpisce, stupisce e fa parlare di sé. La sua diversità permette all’annuncio di essere notato, di venire ricordato e magari di diventare oggetto di passaparola da parte delle persone che lo hanno visto, moltiplicando così l’effetto sul pubblico.
Ma stupire non basta: lo street marketing deve essere capace anche di esaltare i valori del prodotto e quindi aumentare le vendite oppure di favorire la diffusione dell’idea centrale di una campagna istituzionale.
Ci sono casi particolarmente efficaci dell’utilizzo di questa tecnica che vale la pena guardare, potrebbero darti lo spunto per la tua prossima campagna.
Se conosci qualcuno a cui può interessare questo articolo condividiglielo subito.
Chi sostiene il ritorno all’atomo usa argomentazioni logiche e razionali ma spesso non riesce a farsi capire. La causa sta nella cosiddetta “maledizione della conoscenza” e la soluzione nel racconto di storie, aneddoti, esempi
Pubblicato su Linkiesta il 15 marzo 2011
La vicenda giapponese e l’approssimarsi del referendum riportano in auge la questione del nucleare, facendo crescere le azioni di chi si oppone al ritorno all’atomo.
Le notizie che arrivano dal Sol Levante e gli allarmi di cui i media ci informano senza sosta costituiscono un forte elemento di convinzione contro il ritorno a questa scelta.
Chi sostiene la scelta nucleare ribatte con una serie di tesi non prive di fondamento: la “sicurezza degli approvvigionamenti”, per esempio, oppure il “costo dell’energia” o – ancora – l’impossibilità di far fronte alle richieste al “fabbisogno energetico” affidandosi semplicemente alle rinnovabili.
Tuttavia queste spiegazioni, di ordine squisitamente razionale, non riescono a far breccia nel pubblico italiano.
Perché?





