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dal mio blog su Linkiesta
La notizia del giorno è la morte – ovvero l’uccisione da parte dei militari Usa – di Osama Bin Laden.
Per la prima volta a dare la notizia no è stata la tv, ma la Rete e – più precisamente – Twitter. Non sono stati più i giornalisti, ma i lettori di giornali, a fare lo “scoop”.
Twitter è stato, inoltre, il primo canale di informazione che ha diffuso la notizia del discorso del presidente Obama alla nazione.
Mi lascia senza parole il video postato da Roberto Formigoni sul suo canale YouTube. Merita di essere visto, lascio a te ogni commento.
Ringrazio il mio amico Luca Baldini che mi ha segnalato il video, postato oggi sulla pagina Facebook dell’agenzia Proforma.
Un fenomeno caratterizza sempre di più l’industria culturale contemporanea: la commistione fra argomenti “seri” e stili “leggeri”.
Ne mostra un esempio significativo Stefano Salis, con un interessante articolo sull’inserto domenicale de Il Sole 24 Ore di oggi:
Per qualche tempo ho trascurato il blog, stavo lavorando a una piccola sorpresa, presto ti dirò tutto. Intanto ricomincio a scrivere.
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Come ogni esperto di politica sa, le votazioni vanno vinte prime di entrare nella sede decisionale. Non si può aspettare che le persone si pronuncino in base alle suggestioni del momento, bisogna essere sicuri di vincere prima.
Ecco allora la frenesia di questi giorni, per raggiungere quota 316 e dare una nuova stabilità al governo. L’esperto di lobbying Fabio Bistoncini ci aggiorna sul toto-voto: oggi, con l’esodo di Calearo e Cesario (che lasciano il gruppo di Rutelli), Berlusconi dovrebbe farcela.
Ma, fa notare Bistoncini, non è detto: c’è infatti «l’incognita [...] del gruppo dei “lombardiani” (MPA). Cinque voti che in passato erano sicuri. Ma dopo le ultime esternazioni del Governatore siciliano ora appaiono molto più incerti».
Leggi tutto sui numeri di Berlusconi alla Camera.
Se conosci qualcuno a cui può interessare questo articolo inviaglielo subito.
Per una fortunata coincidenza mi sono capitate sotto gli occhi queste righe, tratte dall’ultimo libro di Jacques Séguéla, pubblicitario francese di successo, celebre per aver curato la campagna elettorale che portò Mitterand all’Eliseo nel 1981. Ecco cosa scrive:
«Un comunicatore (…) deve guardarsi bene dal fare politica. Ogni eccesso di militanza lo rovinerà. Il suo interlocutore si aspetta da lui non la voce del consenso, ma quella dello scetticismo, dell’opposizione, in una parola dell’empatia nel senso psicologico del termine, vale a dire una totale neutralità di ascolto e di analisi.
La sua forza sta nella sua professionalità, non deve mai lasciare che si tinga di favoritismo. Non è un gioco facile: il potere rende ciechi e la corte gli fa la corte. Al comunicatore spetta fare il suo mestiere, che non sta nel lusingare, ma nel rivelare le debolezze, se non addirittura gli errori del suo candidato. Non è il ruolo più bello».
Mi sembrano parole da tenere a mente.
Pubblicato su Italianieuropei. Anno X n. 2 (2010), pp. 67-76
Mentre la sinistra ha pagato lo scotto della sua incapacità a formulare una narrazione e un’identità nuove, Berlusconi ha saputo, anche grazie a un imponente controllo della TV, costruire e adeguare il linguaggio alla scena politica e culturale del paese, con un’efficace comunicazione di simboli e valori che ne hanno accentuato i tratti edonistici e individualisti.
Oggi, per la sinistra la sfida può giocarsi nell’ambito dell’elaborazione di una cultura politica che riscopra il valore del cittadino come persona e le sue aspettative, ma anche attraverso la presenza sul territorio e una maggiore attenzione alle nuove forme di comunicazione.
È arrivato in libreria Il comico della politica, Nichilismo e aziendalismo nella comunicazione di Silvio Berlusconi, di Michele Prospero (Ediesse, 280 pagine, 15 euro). Leggi il seguito di questo post »


