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Google Buzz: serve o non serve? L’ennesima diavoleria che ci fa perdere tempo o un’occasione per crescere e imparare?
Come tutti gli strumenti la risposta non è contenuta in un’ipotetica natura intrinseca bensì nell’uso che ne facciamo. Nel mio caso ho la fortuna di avere fra i contatti alcuni “buzzer” di serie A.
Uno è il mio amico Carlo Valbonesi che ha postato un interessantissimo articolo tratto dal blog Zenhabits.
Raccoglie alcuni consigli per semplificare la propria vita cominciando dall’ottimizzazione delle abitudini di lavoro.
Rendere comprensibile una tabella di dati, comunicare temi complessi usando un numero limitato di parole, riempire di significato elementi altrimenti aridi ed ermetici.
È il compito dell’infografica, sempre più utilizzata nella comunicazione contemporanea.
Information is beautiful è il blog di David McCandless, architetto dell’informazione che raccoglie esempi interessanti di utilizzo della componente visiva per migliorare la comprensione e la memorizzazione dei messaggi.
L’ultimo post propone un esempio interessante: un articolo del Guardian Data blog sui fondi stanziati per le forze armate.
Con solo due infografici riesce a rendere chiara la distribuzione internazionale delle spese militari. Indovinate qual è il paese che spende di più.
Pubblicato su ItaliaFutura il 26 marzo 2010
Si sente dire, sempre più spesso e da sempre più parti, che i giovani non sono interessati alla politica, che si sono rifugiati in un individualismo ovattato, imbottito di partite ai videogiochi e passeggiate nei centri commerciali.
Se è vero che le giovani generazioni dimostrano una tendenziale distanza di sicurezza rispetto ai partiti e alla politica mediatizzata, non è altrettanto corretto affermare che sono impermeabili alla politica tout court.
In che modo gli Stati usano i media per proiettare la propria identità, i propri valori e i propri interessi sulla scena internazionale? Come possiamo valutare il peso di queste narrazioni strategiche?
Sono alcune delle domande alle quali risponde Great Power Politics and Strategic Narratives, il paper di Ben O’Loughlin, Alister Miskimmon (Royal Holloway) e Andreas Antoniades (University of Sussex).
Che si tratti di eventi critici come la protesta iraniana o di crisi finanziarie o degli sforzi di comunicazione diplomatici, gli Stati competono per imporre le proprie narrazioni sulla percezione dello sviluppo mondiale.
La capacità di strutturare il modo in cui le altre potenze concepiscono l’ordine internazionale – come un insieme di sovranità indipendenti piuttosto che di grandi civiltà o di unità che tendono verso un’interdipendenza cosmopolita – favorisce la gestione delle interazioni.
Le narrazioni strategiche costituiscono una lente per comprendere il posizionamento e le interazioni dinamiche che strutturano la politica mondiale sia che ci si occupi di Stati Uniti, di Cina, di finanza, di sicurezza o di cambiamento climatico.
da Terra, 13 ottobre 2009
Mentre alla presentazione di Italia Futura venivano discussi i risultati di uno studio sulla mobilità sociale del paese i media dedicavano tutte le proprie energie a discutere la sentenza della corte costituzionale.
Mentre il think tank animato da Montezemolo avanzava proposte per rimettere in moto l’ascensore sociale del paese, la stampa e la tv si concentravano sulla pletora di commenti, dietrologie, accuse e difese di esponenti politici, giuristi, critici da salotto televisivo.
Nessuna attenzione è stata dedicata alle proposte per garantire ai giovani opportunità di crescita e realizzazione. Proposte che, peraltro, incassano gli apprezzamenti bipartisan di Fini ed Enrico Letta.
da Terra, 5 settembre 2009
Diritti civili e libero mercato, ricerca scientifica e temi etici. Ma anche comunicazione politica e formazione. È la formula scelta per la scuola estiva dell’associazione Luca Coscioni, che mescola i grandi temi della storia radicale agli strumenti necessari per condurre l’attività politica.
Un metodo di lavoro in controtendenza rispetto alla maggior parte delle scuole politiche, che ospitano una successione di grandi nomi dello scibile umano ma rimangono a un livello teorico e passivo. Chi partecipa, quasi sempre giovani, viene bombardato di informazioni eterogenee, di grandi contenuti ma quasi sempre rimane a un livello che presuppone una condizione di minorità, da una parte c’è il docente, dall’altra l’allievo e fra le due posizioni non c’è movimento.
da Italianieuropei n.3/2009
Il discorso sulla crisi economica è stato uno dei pilastri della campagna di Berlusconi nel 2008. Un’analisi della strategia elettorale ne svela le ragioni dell’efficacia, mette in luce le carenze del campo democratico e permette di avanzare una proposta per recuperare un rapporto più profondo fra cittadini e politica riformista.
da Terra, 15 maggio 2009
La strategia è ormai chiara e non è nemmeno delle più innovative. Dietro ai continui distinguo e alla diversità di posizioni dei principali uomini del Pdl si nasconde una scelta precisa. Quella che nel linguaggio aziendale si chiama diversificazione: puntare su diversi prodotti per soddisfare le esigenze delle diverse fasce di pubblico e massimizzare il profitto.
Una strategia ben nota anche nel mondo dello spettacolo. Come i Beatles, come i Take That, come le Spice Girls: ogni membro del gruppo è caratterizzato da un forte tratto distintivo, capace di attrarre un diverso segmento del pubblico e accontentare tutti.

Da Left, maggio 2008
A 87 anni Edgar Morin è fra i più grandi pensatori viventi. Le sue riflessioni sulla complessità hanno rivoluzionato l’approccio alla conoscenza tipico della modernità. Il rifiuto della distinzione fra i saperi e la natura transdisciplinare del suo lavoro hanno modificato l’approccio alla scienza e alla conoscenza e la svolta radicale che ha impresso al metodo ha segnato il passaggio dal riduzionismo alla complessità. La sua riflessione ha attraversato temi apparentemente molto distanti fra loro come l’ambiente, l’educazione, la biologia e la fisica. La naturale curiosità lo ha portato a interessarsi anche della politica italiana.
La politica vive da una parte una tensione verso la spettacolarizzazione, dall’altra viene percepita sempre più dai problemi della società. Quale crede possa essere il suo ruolo nel governo di un mondo complesso?



