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Dalla prima pagina de Il Riformista
(13 dicembre 2010)
Accorto e pacato in apparenza, ma pronto alla competizione elettorale, possiamo riassumere così il senso dell’intervento di Berlusconi in Senato.
Il tono del discorso è mellifluo e sobrio, Berlusconi preferisce leggere il proprio intervento: una scelta piuttosto inusuale per un politico che è solito parlare “a braccio” anche nelle occasioni ufficiali.
La scelta si spiega con la delicatezza del momento: una sola parola oltre le righe avrebbe potuto compromettere l’obiettivo dichiarato dell’intervento, convincere qualche peone dell’opposizione a non votare la sfiducia.
Tuttavia l’analisi del linguaggio non verbale di Berlusconi ci rivela qualcosa di diverso, soprattutto se paragonata all’intervento pronunciato in occasione del voto di fiducia del 29 settembre.
Oggi ero ospite di Sky Tg24 per commentare l’intervento di Berlusconi in Senato. In attesa del video carico qualche foto.
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da Il Riformista, 4 novembre 2010
Le vicende di Ruby aggiungono un nuovo capitolo alla saga degli scandali sessuali che vedono coinvolto Silvio Berlusconi. Chi conti nella capacità della storia di incidere negativamente sui consensi del presidente del consiglio dovrà tuttavia prepararsi a una delusione.
I primi sondaggi mostrano, infatti, una sostanziale tenuta della popolarità per il principale partito della maggioranza, marcando una tendenza che, con ogni probabilità, è destinata a consolidarsi.
Non è una novità per chi si occupa di comunicazione politica: che gli scandali sessuali non influenzino gli uomini politici in termini di voti è ormai sostanzialmente assodato.
Un indizio molto forte lo aveva fornito la vicenda Clinton-Lewinsky. Tuttavia in quel caso a confermarla erano stati solo i sondaggi sul clima di opinione che, per quanto accurati, sono tuttavia condotti su un campione limitato.
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Zinedine Zidane is a French soccer star. Known for his elegance and fair play, he was sent off in the very last minute of a World Championship final for an off-the-ball head-butt of an Italian player.
The symbol of the National team, the captain, one of the best football players ever was not there when the high time of penalty kicks came. And France lost the game. Nevertheless he has been forgiven and understood by the French public opinion.
What does this story have to do with Italian politician Silvio Berlusconi?
The campaign for European elections in Italy has been characterised by the discussion around a series of extra-political events involving Premier Silvio Berlusconi (namely the Noemigate sexual scandal).
The coverage of these events gained increasing importance in the Italian and international media environment. European issues virtually disappeared from the media agenda and the sexual scandals of the “Cavaliere” took its place.
Various observers estimated that this would affect the career of the politician Berlusconi. However, the results of the election showed little changes if compared to the tremendous political victory of the previous year.
The ebook “The stuff that dreams are made of” intends to explain why Berlusconi’s popularity and electoral results did not suffer from the sexual scandal media coverage.
Here it is, it’s a free PDF.
The essay approaches the issue from a communication perspective, however it overcomes the conventional distinction among disciplines and takes into account the findings of different traditions: from Media Studies to Philosophy, from Sociology to Film Studies.
The solution to the case lies in a double parallelism. What do Berlusconi and Zidane have in common? And what links the Italian politician-tycoon to Hollywood star Humphrey Bogart?
PS – If you know someone who can benefit from reading the ebook, please forward this on to them immediately.
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Come ogni esperto di politica sa, le votazioni vanno vinte prime di entrare nella sede decisionale. Non si può aspettare che le persone si pronuncino in base alle suggestioni del momento, bisogna essere sicuri di vincere prima.
Ecco allora la frenesia di questi giorni, per raggiungere quota 316 e dare una nuova stabilità al governo. L’esperto di lobbying Fabio Bistoncini ci aggiorna sul toto-voto: oggi, con l’esodo di Calearo e Cesario (che lasciano il gruppo di Rutelli), Berlusconi dovrebbe farcela.
Ma, fa notare Bistoncini, non è detto: c’è infatti «l’incognita [...] del gruppo dei “lombardiani” (MPA). Cinque voti che in passato erano sicuri. Ma dopo le ultime esternazioni del Governatore siciliano ora appaiono molto più incerti».
Leggi tutto sui numeri di Berlusconi alla Camera.
Se conosci qualcuno a cui può interessare questo articolo inviaglielo subito.
Esordisce in serie A il videomessaggio su internet. Per la prima volta un leader di primo piano affida alla Rete il suo pensiero su una questione chiave per la politica italiana.
La pubblicazione ha tenuto col fiato sospeso per tutta la giornata l’Italia che si interessa alla politica (mentre l’altra Italia andava in giro, si divertiva e aspettava le partite). Preannunciata per la tarda mattinata è stata differita progressivamente e pubblicata sono nel tardo pomeriggio.
L’analisi del messaggio di Gianfranco Fini ha impegnato i commentatori più autorevoli della politica italiana. Tre elementi, fra i tanti, sembrano i più interessanti. Leggi il seguito di questo post »
da Il Riformista, 5 agosto 2010
“Non siamo traditori”. Con questa frase, riportata da tutti i media, Fini ha commentato la linea del proprio gruppo parlamentare sul voto di sfiducia nei confronti del sottosegretario Caliendo.
Il leader di Futuro e Libertà dimostra così di avere appreso solo in parte la lezione di Berlusconi sulla comunicazione e di maneggiare maldestramente alcuni strumenti cruciali per la costruzione del consenso.
Come la negazione. La mente umana, infatti, ragiona solo in termini positivi: nominare il termine “traditore”, sebbene per respingerlo, evoca un “frame”, un quadro di riferimento, un universo di significato, ci fa venire in mente un patto e qualcuno che lo viola, una persona sincera e uno spergiuro, un buono e un cattivo, quest’ultimo, interpretato – nel caso in oggetto – da Fini.
Come racconta George Lakoff in un testo classico del linguaggio politico, Richard Nixon lo imparò a proprie spese. Durante lo scandalo Watergate, per far fronte alle continue richieste di dimissioni, il presidente americano rilasciò una dichiarazione pubblica in televisione nella quale affermava “non sono un imbroglione”. Come risultato tutti pensarono che era un imbroglione.
La dichiarazione di Fini ottiene lo stesso risultato e se – presa in sé – è ben poca cosa, priva di conseguenze gravi, tuttavia risulta illuminante perché getta una nuova luce su due elementi.
“Empires of the Mind. Metaphors and strategic discourse in Italian politics” è il titolo della presentazione che terrò ad Amsterdam nell’ambito di RaAM8, l’ottava conferenza internazionale su Researching and Applying Metaphor, in programma dal 30 giugno al 1 luglio.
Il lavoro analizza l’uso strategico della metafora nel discorso politico durante la campagna elettorale del 2008, che ha condotto alla vittoria del centrodestra di Berlusconi.
Il confronto fra gli stili comunicativi dei due principali candidati, Berlusconi e Veltroni, rivela una diversa attitudine nei confronti della comunicazione politica.
I risultati saranno discussi alla luce delle più recenti evoluzioni degli studi sull’efficacia del discorso politico, tenendo in speciale considerazione l’approccio linguistico-cognitivo di George Lakoff e gli studi sugli aspetti emotivi della persuasione di Drew Westen. Qui puoi leggere l’abstract completo.
La conferenza è particolarmente interessante perché affianca a un approccio accademico una serie di sessioni di carattere pratico, dedicate all’utilizzo della metafora come strumento per la persuasione nei contesti politici, istituzionali e aziendali.





